Quali sono le somiglianze e le differenze tra la mente umana e un’intelligenza artificiale? Come funziona, nel profondo, un’IA? Che cosa significa coscienza nell’uomo e nelle macchine? E quali limiti etici si pongono all’impiego dell’IA su larga scala?
Sono domande che, in quest’epoca di fortissimo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ogni studente universitario si pone, qualunque cosa studi: economia, ingegneria, scienze, giurisprudenza, scienze politiche, filosofia.
Da qui è nata l’idea della summer school “La mente oltre l’algoritmo”. Dal 26 luglio al 2 agosto 2026 ci siamo ritrovati a Lisbona, alla Residência Universitária Montes Claros: una trentina di studenti universitari e neolaureati da tutta Italia, insieme a docenti che hanno accettato di mettersi in gioco con noi.
Alfio Ferrara ed Elisabetta Rocchetti (Università degli Studi di Milano) ci hanno fatto entrare dentro l’algoritmo, spiegandoci come apprende un modello di IA. Gianluigi Rozza (SISSA, Trieste) ci ha mostrato come l’IA sia un acceleratore formidabile per la scienza, ma non ne scavalchi i limiti. Flavio Keller (Università Campus Bio-Medico di Roma) ci ha raccontato che cosa dicono le neuroscienze sul libero arbitrio. Con Luca Vollero (Università Campus Bio-Medico di Roma), divisi in gruppi di lavoro, abbiamo usato modelli generativi open per costruire piccole esperienze audiovisive. Sofia Bonicalzi (Università Roma Tre) ci ha mostrato che alla domanda “un’IA può essere cosciente?” non esiste una sola risposta: tutto dipende da che cosa intendiamo per coscienza. Andrea Bertolini (Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa) ci ha fatto riflettere su come la regolamentazione dell’IA richieda un approccio specifico per ogni tecnologia che la impiega. Mario De Caro (Università Roma Tre) ha spiegato in che senso si può dire che le macchine “comprendono”, mostrando che, per renderle etiche, serve la saggezza pratica più che un elenco di regole. Don Enzo Arborea (Pontificia Università della Santa Croce) ha tenuto alcuni incontri di riflessione su come l’IA stia cambiando la società e noi stessi, partendo dalla Magnifica humanitas, la recente enciclica di Papa Leone XIV.
Si è respirato un vero spirito universitario, in cui il confronto intellettuale è diventato anche confronto umano: spesso, uscendo dall’aula, la discussione risultava ancora accesa in piccoli gruppi davanti a un caffè, oppure la sera tardi in soggiorno.
Non sono mancate le occasioni per scoprire Lisbona, con i suoi saliscendi, i tram e l’architettura così particolare dei suoi quartieri, e per assaggiare i famosi pastéis de nata. Abbiamo vissuto una serata sull’oceano a Costa da Caparica, con la cena in spiaggia, e un pomeriggio tra i surfisti a Praia Grande. Infine la visita al santuario di Fátima, per conoscere da vicino la storia dell’apparizione della Madonna ai tre pastorelli nel 1917.
L’iperspecializzazione dell’insegnamento universitario talvolta ci illude che sia tutto lì. Ci fa credere che la fisica si esaurisca in un modello per spiegare il funzionamento della materia, che la chimica sia un modo per produrre nuove molecole, che l’ingegneria serva solo a costruire macchine più utili all’uomo, e così per ogni disciplina. John Henry Newman, nel delineare il suo ideale di università, ricordava invece che tutti i rami del sapere sono connessi tra loro, perché la realtà che studiano è una sola. Quanto abbiamo vissuto a Lisbona lo conferma: anche lo scienziato e il tecnologo sono chiamati a porsi domande ampie e fondamentali.
Questa prima edizione della summer school fa parte di un progetto più ampio, che vuole superare il dualismo tra la dimensione scientifica e quella umanistica della conoscenza. La distinzione resta necessaria e utile: come diceva Giovanni Paolo II, è «vantaggiosa nel momento analitico e metodologico di una qualunque ricerca». Le due dimensioni, però, si ricompongono in una sintesi dentro la persona che fa ricerca, «quando il soggetto si interroga sulle motivazioni più profonde del suo “fare scienza”». È questa sintesi che abbiamo cercato a Lisbona.

Redazione
Il Team comunicazione di Fondazione Rui, in stretta collaborazione con Residenti e Alumni da tutti i Collegi, vi aggiorna periodicamente sulle principali novità













