03 11 2014 Le soft skills completano la formazione e favoriscono l’occupazione

L'International Global Summit on Student Affairs and Services - svoltosi a Roma (22-24 ottobre) nel Collegio RUI di viale Africa, uno dei 14 collegi universitari della Fondazione Rui - è stato organizzato da NASPA (Student Affair Administrators in Higher Education), IASAS (International Association of Student Affairs and Services) ed EUCA (European University College Association) sul tema Trends in higher education: employability, competences and global civic engagement. La Fondazione Rui fa parte della CCUM (Conferenza dei Collegi Universitari di Merito), che rappresenta l'Italia in Euca.

È stata un'importante occasione per fare il punto sulla situazione attuale della formazione e dell'occupabilità. Come ha sottolineato Kevin Kruger, presidente di Naspa, non esiste una risposta sola al problema dell'occupazione dei giovani, ma bisogna fornire risposte diversificate per aprire la strada ad opportunità diverse.

Gianluca Giovannucci, presidente di Euca, ha ricordato che nella cultura di oggi c'è una nuova dimensione che sta acquistando sempre maggiore importanza, quella delle soft skills, ovvero saper parlare in pubblico, guidare e motivare un gruppo, lavorare in squadra, risolvere i problemi, individuare e valorizzare le capacità di ognuno. Una dimensione del sapere che non rientra fra quelle trasmesse dagli atenei, ma che riporta l'uomo al centro, come parte di una comunità. Nei grandi atenei a volte si creano difficoltà di comunicazione che possono isolare: il collegio universitario è l'ambiente in cui si restituisce all'uomo la sua dimensione sociale e si possono ripensare i temi fondanti della formazione universitaria. Come ha affermato John Hennessy, rettore dell'Università di Stanford, gli atenei non scompariranno, ma certamente il rapporto tra docenti e studenti è destinato a cambiare. È importante individuare temi di interesse comune, pianificare un'agenda comune, stabilire relazioni personali, potenziare lo scambio di informazioni e le partnership universitarie: perché, come dice un proverbio africano, "da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano". 

Jigar Patel (Mc Kinsey&Company) ha presentato i risultati dell'interessante ricerca Education to employment: getting Europe's youth into work da cui emerge un problema di fondo: se la disoccupazione esisteva già venti anni fa, oggi è sicuramente peggiorata a causa della crisi, ma non bisogna sottovalutare il fatto che gli education provider sono staccati dalle dimensioni reali del problema. Infatti, forniscono un tipo di formazione teoricamente adatta a buone posizioni lavorative, ma non danno quelle soft skills che i datori di lavoro cercano e ritengono indispensabili. I nodi da esaminare sono tre: enrollment (ci sono i corsi giusti?), building skills (la formazione dà le giuste competenze?), finding a job (chi cerca lavoro trova posizioni aperte?). La barriera dell'accessibilità al lavoro, quindi, è dovuta anche a una formazione troppo teorica e poco pratica: dovendo fare una proporzione, potremmo definirla in 62% a 38%. Il problema va risolto percorrendo strade diverse: maggiore comunicazione tra istituzioni di istruzione e mondo del lavoro, aumento dei finanziamenti all'istruzione e sgravi alle imprese che assumono i giovani, flessibilità della formazione, incoraggiamento dei giovani ad aggiornare la loro formazione, diffusione delle buone pratiche.

Come uscire dalla crisi? Affrontando i nodi della mancata corrispondenza tra la formazione e il lavoro e puntando sull'internazionalizzazione, ha sintetizzato Harald Hartung, capo dell'unità International Cooperation and Programmes della Direzione Generale Educazione e Cultura della Commissione Europea. La domanda di istruzione superiore è in crescita e la tipologia della popolazione studentesca sta cambiando (maggiore mobilità, nuovi Paesi, come ad esempio la Cina). Pertanto mobilità e curricula internazionali (per docenti e studenti), digital learning, cooperazione, partnership strategiche tra istituzioni di istruzione e imprese sono le chiavi per andare incontro al futuro: bisogna quindi ripensare l'istruzione, come suggerisce la strategia Rethinking Education lanciata dalla Commissione Europea. Tutto questo diventa attuabile innanzi tutto semplificando le procedure burocratico-amministrative (a cominciare dal riconoscimento dei titoli e delle competenze trasversali conseguiti fuori dal proprio Paese), fornendo un efficiente servizio di counselling, potenziando le strutture residenziali, informando di più e meglio.

Il cerchio si chiude: collaborazione, residenzialità, soft skills, valorizzazione delle capacità individuali ci riportano alle attività svolte dai collegi universitari a beneficio degli studenti (cfr. gli articoli Il collegio diffuso. Un modello europeo di formazione a valore aggiunto, pp. 42-47, e Collegi universitari. Dove lo studente è una persona, pp. 62-64, in Universitas 133). 


 

(Fonte: Universitas - ottobre 2014, http://www.rivistauniversitas.it/Articoli.aspx?IDC=3330 )
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