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Conferenze

I Collegi ospitano durante tutto l’arco dell’anno personaggi di rilievo del mondo accademico, delle imprese e della società civile per conferenze e testimonianze su temi d’attualità.

Sono momenti unici di confronto con personalità che stanno scrivendo la storia: spunti privilegiati per comprendere il contesto e impostare una strategia formativa per i protagonisti di domani.

Particolare rilievo hanno le inaugurazioni dell’anno accademico, aperte al pubblico: un momento di confronto con le istituzioni e il mondo della cultura. Tra i nostri ospiti Enzo Arbore, Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Ferrara, Indro Montanelli, Mario Monti, Corrado Passera, Karol Wojtyla.

Conferenze - 20-01-09
Pontenavi inaugura con Quadrio Curzio

Alberto Quadrio Curzio, Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha inaugurato  martedì 20 gennaio l'anno accademico 2008/2009 del Collegio Pontenavi di Verona. Nella rinnovata Aula Magna del Collegio, si è tenuta la prolusione sul tema: "Riflessioni sulla crisi economico - finanziaria del 2008".

 

 

La conferenza è stata preceduta da una breve relazione del dott. Filippo Forlani, direttore del collegio, e da un saluto del prof. Cristiano Ciappei, presidente della Fondazione Rui.

Nel suo intevento, il prof. Quadrio Curzio ha brevemente tracciato la storia della crisi individuandone le cause nell'eccessiva enfasi rivolta alla capacità del mercato di regolarsi, negli squilibri della finanza Usa, nelle differenze del rapporto risparmio/PIL tra le famiglie europee e quelle statunitensi fino all'aumento dei tassi di interesse che negli Stati Uniti sono saliti maggiormente rispetto alla UE. 

Infine si è soffermato sulla produzione industriale ricordando come la situazione europea sia decisamente diversa rispetto agli Stati Uniti. Sono intervenuti: Carlo Fratta Pasini, Presidente del Consiglio di Sorveglianza del Banco Popolare; Gian Luca Rana, Presidente Confindustria Verona; Antonio Tessitore, Ordinario di Economia Aziendale Università degli Studi di Verona e ha moderato Lucio Bussi, responsabile Economia de L'Arena.  

 

 

 

 

Conferenze - 03/04/2008

RUI: l'ammiraglio Di Paola a colloquio con gli studenti

  
Il neoeletto presidente del consiglio direttivo della Nato, alla vigilia del passaggio di consegne col suo predecessore, viene ospitato nel salotto della storica residenza RUI.
Si è trattato di un incontro che si aggiunge ai già numerosi del presente anno accademico e che concorre, con le altre esperienze di formazione offerte agli studenti, a costituire il vero valore aggiunto dell'esperienza residenziale; una rassegna a volo d'uccello di diverse tematiche afferenti alla sfera professionale e all'esperienza umana dell'ammiraglio Di Paola, strutturata, come di consueto accade negli incontri del ciclo “My Life”, in un presentazione personale dell'ospite e in una serie di domande poste dagli studenti.
Lontano dallo stereotipo d'intransigenza spesso legato alla figura dei militari, l'ammiraglio, con alle spalle una carriera mirabile che lo ha portato prima ai vertici delle forze armate nazionali come Capo di Stato Maggiore della Difesa ed oggi ai vertici dell'Alleanza Atlantica, ha saputo costruire un clima di informale cordialità con i giovani presenti ed ha trasmesso l'immagine di una personalità vivace e stimolante.
Uomo di grande sensibilità culturale, appassionato di arte e di storia dell'arte, non nasconde di aver imboccato la carriera militare più per la necessità di rendersi indipendente che per vocazione. Nondimeno afferma con forza il valore dell'impegno e della critica costruttiva in tutte le situazioni e per tutte le professioni, anche quelle non cercate; egli non strappa a questa sua convinzione neppure il mestiere delle armi, che non vede come pratica di conservazione ma come sforzo di innovazione animato dal desiderio di contribuire con impegno, oltre che al proprio legittimo appagamento, al benessere dell'intera collettività.
La professione militare, e in particolare la lunga esperienza in marina, hanno ingenerato nell'ammiraglio Di Paola un senso fortissimo della dipendenza reciproca degli uomini. Su un sommergibile, racconta il militare che ne ha fatto lunga esperienza, “il comandante è come un dio”, eppure la sua sopravvivenza può dipendere anche dalla diligenza dell'ultimo mozzo perché dipende sempre dalla compiutezza del concerto che egli sa ingenerare con tutti i membri dell'equipaggio.
Di Paola è certo di poter portare i contenuti della sua lunga esperienza professionale nel nuovo incarico ai vertici della Nato, una organizzazione che si avvia a rinnovarsi, in conformità ad esigenze strategiche mutate dall'epoca della sua costituzione, ma che gli pare conservi intatta la forza dei valori liberaldemocratici che l'anno segnata fin dalle origini.
Dopo la caduta del muro, l'Alleanza Atlantica è uno strumento di stabilità internazionale che guarda al di là dei confini fisici con un respiro sempre più inclusivo e che non ignora le ragioni della lotta al terrorismo. Nel vertice atlantico di Bucarest, nella inclusione di sempre più numerosi paesi dell'ex blocco sovietico, nella nuova vocazione atlantica della politica estera francese, Di Paola scorge il segno di una nuova cooperazione euro-americana (e perciò stesso di una nuova Nato), e tende a ridimensionare la portata reale delle attuali tensioni russo-americane.
L'ammiraglio ha discusso poi, rispondendo alle domande degli studenti, dell'eliminazione della leva militare nel nostro paese. Egli ritiene che la leva avesse un senso nel tempo delle mobilitazioni generali e delle guerre totali, e che abbia svolto una importante funzione inclusiva.
Tuttavia, con l'emergere di una nuova società e di nuovi elementi inclusivi come istruzione e televisione, essa ha suscitato l'avversione di gran parte dell'opinione pubblica e la sua abolizione è stata perciò, in questo senso, inevitabile, tanto più che sempre più elevata si fa, negli eserciti moderni, una domanda di professionalità e di competenza che un esercito di leva non può certo assicurare.
Di Paola ha illustrato lo straordinario impegno anche civile dei militari nei compiti più svariati, dalla fornitura dei quadri alla protezione civile in casi di calamità d'ogni sorta allo smaltimento, in queste settimane, dei rifiuti campani; parla di Afghanistan dove, pur restando fondamentali le spinte civili, politiche e giuridiche, quella della sicurezza militare (e quindi di un impegno internazionale che la mantenga), resta la conditio sine qua non di ogni possibile ripresa, in primis economica.
Infine l'Ammiraglio Di Paola, il quale, come spesso accade ai militari, ama a tal punto il suo Paese da riuscire a stigmatizzare con lucidità le catene che lo avvincono, incita le nuove generazioni a sollevare il capo e a far udire la propria voce per abbattere il provincialismo che, come un giogo insopportabile, tiene avvinta l'Italia ad una politica estera e di intelligence di bassissimo profilo, ne riduce le possibilità europee, le frutta la diffidenza di tutto il mondo occidentale, oltre ad essere la radice della rovina e del blocco politico e civile in cui si trova invischiata appunto.

Conferenze - 28/02/2008

RUI: Ignazio Marino racconta la sua esperienza di medico e politico

“My Life” è un ciclo di incontri tra studenti e illustri personalità del mondo accademico, della cultura, della politica, delle istituzioni, dell’economia e del mondo religioso.
Dopo il senatore Tiziano Treu e il Consigliere di Stato Paolo Troiano, è stata la volta del chirurgo e senatore democratico Ignazio Marino, già presidente della Commissione Igiene e sanità al Senato della Repubblica ed ora, dopo aver rinunciato ad un posto analogo nelle liste siciliane, capolista del PD nella sola Toscana.
L’esperienza professionale e umana del professor Marino ha forse pochi eguali nelle nostre aule parlamentari, dacché egli ha abbracciato l’impegno politico solo in questi anni, dopo una lunga carriera votata alla scienza, alla ricerca e all’attività medica.
Di origini genovesi ma residente a Roma fin dall’adolescenza, qui affronta gli sudi superiori e universitari, laureandosi in Medicina e Chirurgia all’Università Cattolica.
Decide presto di inseguire il suo sogno di sempre e si trasferisce negli Stati Uniti per specializzarsi nella chirurgia dei trapianti d’organo a Pittsburgh, allora il più importante centro del mondo per questa branca medica.
Tra questo importante polo universitario e l’Università di Cambridge, completa la sua formazione per poi iniziare subito un brillante percorso medico e accademico che lo porterà alla direzione del centro trapianti di una delle più antiche università americane,il “Jefferson Medical Colege”, dopo aver diretto l’unico dipartimento per trapianti di fegato appartenente al governo degli Stati Uniti, il “Veterans Affairs Medical Centre”.
Da sempre legato all’Italia, alla sua terra d’origine, vi rientra negli anni novanta per partecipare agli unici due trapianti di fegato da babbuino a uomo della storia e, dopo un altro periodo in America, per fondare un centro di eccellenza per i trapianti multiorgano nel sud, a Palermo, che egli dirige ancora oggi e che ha standard in linea con i migliori del mondo.
Eletto al senato con il Partito Democratico della Sinistra nel 2006, si fa promotore di diverse iniziative: una, approvata nella scorsa finanziaria come legge dello stato, che vincola il 10% degli stanziamenti per la ricerca in Italia al merito dei progetti, l’altra, il cui corso è stato prematuramente ostruito dalla recente crisi di governo, per dotare l’Italia di un legge sul Testamento biologico che possa superare le gravi difficoltà che alcuni recenti problematiche bioetiche hanno aperto in sede legislativa. Il senatore Marino ha sottolineato di vivere l’impegno politico con uno spirito non dissimile da quello che lo ha condotto alla professione medica: lo spirito del servizio all’altro e dell’impegno per migliorare il più possibile le condizioni di vita dell'uomo.
Egli ha poi dato risposta a diversi quesiti postigli dagli studenti della Residenza Universitaria Internazionale in riferimento a questioni terapeutiche e tecniche della scienza medica, ma anche a problematiche di più generale rilevanza etica ed, in particolare, bioetica.
Non si è sottratto al compito di illustrare con grande chiarezza le gigantesche possibilità diagnostiche e terapeutiche delle staminali, spesso oggetto di esternazioni non ponderate, talvolta addirittura prive di fondamento scientifico e in palese contraddizione con i risultati della ricerca.
Secondo Marino, interi organi potranno in futuro essere ricostruiti grazie ad esse senza il ricorso ad invasivi interventi chirurgici che spesso sono caratterizzati da rischi altissimi, oltre ad avere tempi di recupero molto lunghi.
La ricerca scientifica, ha concluso il Senatore, è a servizio dell'uomo. Non possiamo permettere che corra il rischio di asservirlo.

Conferenze - 21/02/2008

Delle Peschiere: cultura postmoderna e sfida della speranza secondo Giuliano Ferrara

PLa Sala degli Archi del Collegio Delle Peschiere, a Genova, non è stata in grado di contenere tutte le cinquecento persone accorse per l'incontro con Giuliano Ferrara sul tema "La cultura postmoderna e la sfida della speranza", e molti hanno seguito il dibattito da un'altra sala con maxischermo.
Il direttore de "Il Foglio" era stato invitato prima dell'inizio della campagna elettorale, e la sua recente iniziativa di una lista a favore della vita nascente ha destato ulteriore interesse. E sulla legge 194 - oggetto principale delle polemiche di questi giorni - Ferrara ha ricordato il punto principale, che cioè questa legge è stata applicata in modo arbitrariamente estensivo, come se il legislatore avesse riconosciuto l’aborto alla stregua di un diritto insindacabile delle donne. Ferrara ribadisce invece che basta leggere il testo della legge per prendere atto che l’aborto è stato legalizzato, sì, ma solo a condizione che venissero accertati presupposti ben precisi (soprattutto in relazione alla salute della donna che ne chiede l’applicazione) e che venissero rispettate procedure altrettanto ben precise. Questo dettato della legge, invece, è stato ed è messo tra parentesi, nel silenzio complice degli abortisti. E Ferrara dice: <<la legge 194 serve solo contro l’aborto clandestino; ma io voglio fare una battaglia contro la cultura dell’aborto e riportarla anche in politica. Se mi candido al Ministero della Salute è perché non ho altre ambizioni che quella di vedere realizzata l’idea che mi ha rapito.>>
Appassionata la sua relazione, nella quale non sono mancati riferimenti al suo vissuto personale. “Un ateo devoto?”, gli ha chiesto uno studente. Commosso Ferrara risponde: “Non sono ateo: non sono uomo di fede, almeno non lo sono in senso tradizionale perché non ho la forza di inginocchiarmi. Ma io spero”. Ateo in cerca di Dio e perciò non più ateo: se lo cerchi, già l’hai trovato.

Conferenze - 04/02/2008

RUI: Paolo Troiano speiga l’antitrust

Nell'ambito del ciclo di incontri “My Life”, organizzato annualmente alla Residenza Universitaria Internazionale per permettere ai residenti di incontrare importanti esponenti della politica, della pubblica amministrazione, della cultura, dell'economia, Paolo Troiano, oggi Capo di Gabinetto dell'Antitrust e con alle spalle una brillante carriera al servizio dello stato come Consigliere di Stato e Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha raccontato la sua esperienza professionale e risposto alle domande dei giovani universitari.
Troiano non ha mancato di introdurre la problematica generale e la genesi storica della legislazione e dell'Autority antitrust, precisando i due principali scopi a cui essa mira:
1. La tutela della concorrenza nel mercato; questo è il nucleo storico dell'Antitrust, così come esso è venuto costituendosi, già a partire dalla seconda metà dell'800 negli Stati Uniti d'America, per garantire, in una consolidata e prospera democrazia politica, anche la democrazia economica.
In quest'ambito, l'Antitrust mira a reprimere il comportamento di quelle imprese che abusano della loro posizione sul mercato a detrimento dell'interesse del consumatore (ad esempio fissando, in ragione della loro posizione di forza, un prezzo troppo alto, creando cartelli o configurando, in qualunque forma, un “abuso di posizione dominante”). Ha altresì il compito di vigilare a che fenomeni di concentrazione (quali, ad esempio, fusioni tra imprese o tra banche come quelle di recente avvenute in Italia), non configurino fattispecie lesive dei diritti dei consumatori.
2. Tutela specifica del consumatore; i compiti che afferiscono a quest'area sono senza dubbio il frutto di un'economia più evoluta e di una maggiore sensibilità per i problemi da essa portati.
Tale attenzione è in Italia maturata soprattutto sotto la direzione Catricalà dell'Authority e colpisce le pubblicità ingannevoli (gravissimi i casi di farmaci con etichette illustrative incomplete se non errate o di prodotti miracolosi che ingannano i consumatori) con multe ingentissime, fino a 500.000 euro; di recente l'azione dell'antitrust si è poi estesa anche ai casi, sempre più frequenti, di pubblicità aggressiva (sottoporre il potenziale consumatore a reiterati tentativi di vendita di un prodotto o di fornitura di un servizio da esso non richiesto), con l'attivazione di un numero verde che alimenta un meccanismo di monitoraggio dimostratosi un efficiente canale di raccolta di informazioni in base al quale indirizzare gli interventi dell'Autorità garante.
Ad una domanda sulla trasparenza e la correttezza degli Istituti bancari in Italia, Troiano risponde cominciando con l'osservare che le segnalazioni più ricorrenti in materia di violazione dei diritti dell'utenza riguardano in effetti soprattutto banche, insieme ad assicurazioni e telefonia. Il primo punto in merito al quale la trasparenza bancaria (soprattutto da parte di piccoli istituti) sembra carente è la chiarezza in materia di tassi di interesse sui mutui. Le grosse banche danno invece soprattutto problemi per quanto riguarda la portabilità dei mutui accesi, una misura prevista dal recente pacchetto Bersani contro l'eccessiva crescita del tasso variabile di alcuni mutui che possono così essere estinti presso una banca prima della loro estinzione naturale e accesi presso un'altra a tassi più convenienti.
Il costo di questa operazione resta ad oggi troppo elevato, a causa delle spese notarili, e troppo complicato, per le difficoltà opposte dalle banche presso le quali il mutuo è stato acceso. Su quest'ultimo punto la stessa ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha promosso una convenzione per evitare le sanzioni dell'Autorità. Un buon risultato è stato anche ottenuto in materia di commissioni bancarie per operazioni di bancomat effettuate in sportelli di istituti diversi da quello emettente.
Qui si è in particolare sfruttata la posizione di forza dell'antitrust nell'atto di dare il via libera a grosse fusioni bancarie, e si è posta come condizione per l'assenso l'eliminazione totale o parziale delle commissioni. Troiano ha specificato che, a differenza del settore bancario, dove molti problemi sono stati risolti e molti altri sembra potranno presto esserlo, in quello assicurativo i risultati sono più scarsi anche a causa della difficile decifrabilità dei fenomeni problematici che riguardano la responsabilità civile (RC Auto).
È un fatto che i premi assicurativi continuino ad essere troppo alti; tuttavia è al tempo stesso accertata la ricorrenza di frodi a danno delle compagnie assicurative. In generale l'operato dell'antitrust, spesso attaccato da autorevoli esponenti del mondo liberale e da economisti di ispirazione liberista e hayekiana, non deve essere improntato a criteri rigidi e dogmatici ma alla flessibilità di un principio per cui “le regole sono fatte per gli uomini, non gli uomini per le regole”. In tal senso emerge sempre più, soprattutto in ambito anglosassone, come talvolta situazioni a bassa concorrenzialità (ad esempio oligopoli) possano arrecare benefici non indifferenti alle collettività e come questo richieda un margine di ragionevolezza sempre più ampio nell'esercizio delle funzioni antitrust.
Il Consigliere ha infine voluto sottolineare come la logica dell'Antitrust sia a favore della concorrenza e del mercato e non, al contrario e come è accaduto in passato col comitato interministeriale dei prezzi, contro la sua libertà. Anche i più pesanti interventi dell'Autorità sono stati segnati da questo interesse (si pensi al caso della Fiat, che è passata da una situazione di protezione pubblica contro la concorrenza straniera ad una grande esposizione competitiva, per cui ha dovuto ristrutturarsi e abbassare i prezzi).
A causa delle loro logiche di ampio corso, i benefici della concorrenza sono percepibili solo nel lungo periodo ed è per questo che sembrano indissociabili da un'opera alacre e continua di monitoraggio e di calibrato intervento.

Federico Reho

Conferenze - 28/01/2008

Torleone: il generale Ernesto Alviano tra ONU e NATO

Torleone accoglie un ospite speciale il Generale Ernesto Alviano, del corpo dei Bersaglieri. Il Generale, il cui cammino comincia nel 1966 con l’esperienza all’Accademia Militare di Modena, ha preparato una significativa presentazione dedicata alle sue principali esperienze militari all’estero preceduta da un approfondimento sulla sua carriera sviluppata attraverso un percorso di efficace formazione umana.
Il riassunto della crescita che lo porta da giovane Tenente in Friuli a Generale di Divisione a Baghdad è quasi interamente incentrato sull’importanza fondamentale di valori e qualità come l’umanità, la disciplina, il coraggio, la capacità di mettersi costantemente in gioco e di saper trarre nuove risorse da ogni problema; queste sono, infatti, le migliori armi a disposizione di chi vive il costante confronto con la comunità umana come una sfida con se stesso.
La prima esperienza in ordine cronologico è la missione ONU di peacekeeping in Somalia che lo vede a lungo impegnato nel 1993 a Nord di Mogadiscio, nel bel mezzo della savana, al comando di soldati di leva con l’incarico di ricostruire (fisicamente e istituzionalmente) una cittadina di circa 200.000 abitanti.
Al compito di contrastare i cosiddetti “signori della guerra” che stavano devastando quelle regioni si affianca ovviamente la necessità di cercare il più possibile il contatto con gli abitanti del luogo per aiutarli a risolvere i grandissimi problemi portati dal conflitto bellico in corso.
In seguito si trova ad operare anche nello stato di Israele, ormai storicamente martoriato da una delle guerre più sanguinose della storia: attraverso le diapositive proiettate e tramite le sue parole scopriamo un paese tristemente abituato alla tensione e materialmente diviso in due parti, tenute separate da un muro.
Un paese che in poche centinaia di metri quadrati è capace di affiancare chiese Cristiane a sinagoghe e moschee, ma soprattutto un paese pieno di bambini.
Ultima, perché più recente, la missione in Iraq nel 2006, probabilmente la più grande sfida in assoluto: la guerra contro gli USA aveva privato il paese di qualsiasi struttura istituzionale e l’aveva di conseguenza reso ingovernabile.
L’obiettivo è ricostruire le forze armate irachene (partendo da zero) per garantire il mantenimento dell’ordine.
Alla richiesta di aiuto del Primo Ministro Allawi, risponde la NATO, con la NTM (Nato Training Mission), una Forza Multinazionale composta da addirittura 16 paesi, molti dei quali appartenenti all’ex blocco sovietico: il Generale Alviano ne è Vice Comandante.
Ancora una volta sono le immagini a parlare: quelli che erano i centri del potere della dittatura di Saddam trasformati in “Headquarters” per le missioni di ricostruzione e per le ambasciate straniere, scuole adibite all’istruzione dei nuovi ufficiali iracheni (che imparano l’inglese, l’informatica e la tecnica militare per poter poi applicare il loro “know how” alla rinascita del paese) e anche donne che studiano per fare carriera nell’esercito.
Decisamente interessante per i residenti impegnati nel progetto di formazione “Fire” l’immagine che immortala una fase del test che i giovani iracheni devono superare per entrare nelle forze armate: si tratta di una prova nientemeno che di leadership!!
Il che riassume perfettamente il significato di questo incontro, così come il valore assoluto delle capacità che FIRE mira a sviluppare.
Quindi un doppio ringraziamento al Generale Alviano: per aver condiviso con gli studenti queste straordinarie esperienze e per il messaggio trasmessoci.

Federico Cassoli

Conferenze - 22/01/2008

Rui: Tiziano Treu incontra i residenti

Riprende alla RUI il consueto ciclo di incontri dei residenti con importanti personalità della politica, dell’economia, della cultura e delle professioni.
Tiziano Treu, già docente di Diritto del lavoro all’Università Cattolica di Milano, Ministro del lavoro nei governi Dini e Prodi I, Ministro dei trasporti nel governo D’Alema ed oggi presidente dell’11° Commissione Lavoro e Previdenza Sociale, risponde alle domande degli studenti nel salotto dell’ormai storico Collegio romano.
Il senatore non si è sottratto ad alcune importati precisazioni riguardanti la salute generale del welfare italiano e le correzioni che paiono necessarie perché esso possa con sicurezza garantire un nuovo “patto generazionale”. Ha mostrato come le oggettive modificazioni intervenute nel tessuto economico e sociale degli ultimi decenni, come ad esempio il rallentamento della crescita e le dinamiche di allungamento della vita, abbiano ormai sgretolato le vecchie architetture previdenziali e reso insostenibile l’erogazione di una pensione pubblica alle generazioni attuali e venture pari all’80% dell’ultimo stipendio (ciò che corrisponde ai vecchi standard). Tanto più che tale erogazione, garantita dalla legge, ha in passato alimentato il diffuso malcostume dell’uso strumentale e scriteriato delle promozioni.
Sono queste le considerazioni alla base della riforma previdenziale varata dallo stesso Treu e ancora in fase di attuazione, che prevede una pensione pari a circa il 55% dello stipendio di erogazione pubblica e un 20% circa di pensione complementare.
Il sistema potrà funzionare, ha sottolineato il senatore, se la sanità pubblica sarà efficiente e se l’economia tirerà.
Il senatore ha riflettuto poi, a beneficio degli studenti RUI, su sindacati e terrorismo, mostrando come il rischio terroristico rosso sia in verità morto, nella forma della lotta armata, con le vecchie BR forti della compiacenza del sindacato.
A proposito dei rapporti sindacali Treu, ex consulente dell’Aran (l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), osserva che le organizzazioni più forti rimangono ancora oggi quelle del pubblico impiego, per la semplice ragione che la loro controparte, lo Stato, non è direttamente esposta alla concorrenza internazionale.
Tale esposizione, tipica invece delle imprese private, riduce di gran lunga le possibilità di manovra del sindacato, interessato ad ottenere il massimo ma compatibilmente con la salute economica dell’Azienda, che altrimenti verrebbe colpita nel processo competitivo. Molti altri sono stati i temi toccati nel corso della conversazione: il problema del precariato, che “va stabilizzato” ma che il governo, sostiene Treu, ha cominciato ad affrontare stabilendo che l’intervallo tra un impiego ed un altro venga considerato nel computo dei contributi; la questione dell’integrazione europea in materia di diritto del lavoro e in generale le ragioni di una compenetrazione che auspicabilmente, oltre ai sistemi monetari con l’euro (il quale ha portato, secondo il senatore, enormi benefici all’Italia, salvandola, tra l’altro, da un crollo della lira nelle attuali congiunture internazionali), coinvolga anche i sistemi economici, la regolamentazione fiscale e quella previdenziale.
In conclusione, a proposito della attualissima questione antipolitica, Treu osserva che il disamore dei cittadini, più che ai partiti, si rivolge alle istituzioni, e che ciò è tanto più grave perché rende inoperanti i meccanismi dell’alternanza democratica; tuttavia, ha fatto notare l’ex ministro, i problemi della politica, della sua cattiva salute e dei suoi enormi e talora ingiustificati costi, stigmatizzati nel pamphlet di Stella e Rizzo “La casta”, hanno senza dubbio radici lontane e il solo fatto che finalmente stiano affiorando alla superficie delle cronache porta con sé un innegabile coefficiente di positività.
Si faccia poi attenzione, ha aggiunto Treu, a non trascurare la grave lacerazione e carenza dell’etica pubblica di tutto il popolo italiano, manifesta anche nella inaccettabile misura dell’evasione fiscale.
Questa riforma dei costumi e delle istituzioni di cui ha mostrato le ragioni e l’improrogabile esigenza, Treu sente di doverla affidare alla compagine di giovani con la quale si trova costantemente a dialogare e ai loro coetanei che si stanno formando in questi anni cruciali nelle università di tutta Italia e oltre; la sua quadriennale esperienza di Direttore del Collegio Augustinianum lo ha segnato profondamente, portandolo ad apprezzare il lavoro svolto dai Collegi nel tessuto sociale della nazione.
Il dovere di un impegno totale, che animi le loro vite e ponga le future professionalità al servizio di una efficienza e di una salute collettiva più grande di ogni egoismo, colpisce con forza tanto maggiore il sentimento di giovani i quali, grazie all’esperienza residenziale, stanno imparando gli obblighi e sperimentando le gioie della convivenza nel senso più elevato; stanno imparando a conoscere il sacrificio, e al tempo stesso il dono luminoso, del rispetto dell'altro.

Conferenze - 16/12/2007

Celimontano: Angela Ales Bello sull’educazione alla relazione

Domenica 16 dicembre, in un’aula magna gremita, il Collegio Universitario Celimontano ha presentato a personalità del mondo accademico e professionale, ad amici e famiglie delle residenti la conferenza inaugurale dell’anno accademico 2007-08 dal titolo "Le Relazioni Interpersonali. Dall’empatia all’antropologia duale", chiave di volta del calendario di eventi e attività culturali promosso dal Collegio per l’anno accademico 2007-08. Infatti su proposta delle residenti, è stato organizzato un corso annuale di antropologia della relazione uomo-donna, tenuto dalla professoressa Marta Brancatisano, che approfondisce questo aspetto attraverso l’analisi del linguaggio cinematografico e mediatico.
L’educazione alla relazionalità,- come ha sottolineato nel suo discorso introduttivo l’architetto Costanza Persichetti - è infatti parte integrante della proposta formativa dei Collegi della Fondazione Rui, perché l’efficacia di un’impresa, il benessere delle persone sia nel lavoro che nella vita familiare dipendono anche dalla qualità delle relazioni interpersonali, e nei Collegi si mira alla formazione integrale della persona, delle sue capacità non solo intellettuali ma anche sociali.
La prolusione è stata tenuta dalla professoressa Angela Ales Bello, ordinario di storia della filosofia contemporanea presso la Pontificia Università Lateranense. Tra i massimi esperti di fenomenologia, la professoressa Ales Bello ha posto l’accento sulla figura e l’opera di Edith Stein quale chiave di lettura del tema dell’antropologia duale. La relatrice ha evidenziato da una parte l’importanza di non confondere l’umanità con la mascolinità e dall’altra quella di non spostare le differenze di genere sul piano della conflittualità, segnando così un distacco netto dalle correnti più radicali del femminismo moderno.
Una relazione costruttiva tra uomo e donna non può prescindere dal riconoscimento della dualità originaria dell’essere umano. Questo processo, insieme psichico, intellettuale e morale, comporta la percezione immediata della somiglianza e dell’alterità tra i soggetti che entrano in relazione. Ma se da una parte il riconoscimento della somiglianza implica empatia dall’altra quello dell’alterità può determinare ostilità come spesso avviene. La relatrice ha messo in luce questo delicato processo con riferimenti puntuali al meccanismo della relazione evidenziando come la coscienza delle differenze, e quindi dell’identità di ciascuno, è elemento fondamentale nell’articolazione della relazione uomo-donna.
La Ales Bello ha concluso dicendo che l’educazione ha un ruolo cruciale nello “sviluppo delle caratteristiche individuali e comunitarie” e necessita di un’azione morale per poter garantire la formazione di “rapporti di pari dignità e di autonomia dell’alterità”.

Maria D’Alessandro

Conferenze - 27/11/2007

Viscontea: Luigino Bruni sull’etica nell’economia

Che cosa rende l'uomo davvero felice? Un incremento del livello di reddito? Che importanza hanno le relazioni umane nel raggiungimento della felicità?
Questi i punti cardine da cui Luigino Bruni, docente di Economia Politica all’Università Milano Bicocca, avvia la sua riflessione durante l’incontro in Viscontea dello scorso 27 novembre.
Da sempre gli economisti hanno saputo che la ricchezza non rende felici: un noto proverbio dice che il denaro non fa la felicità. Recentemente, si è tornato a parlare di questa tesi, perché nelle società a reddito elevato le persone sono meno felici di quanto ci si aspetterebbe: gran parte della felicità degli individui non dipenderebbe, infatti, da fattori economici, ma dalla vita relazionale ed affettiva, che non passa attraverso il mercato. Questo è quello che oggigiorno viene definito paradosso della felicità.
Al fine di sciogliere questa contraddizione, negli ultimi anni si sono intrapresi studi incentrati in modo particolare sulle relazioni interpersonali come beni: i rapporti umani assumono dignità economica entrando così a far parte del mercato.
Con ciò, però, non si intende assimilare il concetto di bene relazionale a quello, alquanto differente, di bene economico. <<I beni relazionali sono quei beni fatti di relazioni- ha sostenuto Bruni- come l’amicizia, la vita familiare, l’impegno civile, in cui è il legame in sé a costituire il bene economico: essi nascono e muoiono con la relazione stessa>>.
Già Aristotele aveva riconosciuto la fonte della nostra felicità nel rapporto tra persone, senza escludere, però, l’eventualità di conflitti con gli altri.
Per evitare la possibilità di ferite dovute a questi contrasti, le società nel tempo hanno creato dei regolatori dei conflitti: ad esempio lo stato, le leggi, il diritto. Ai giorni nostri, il ruolo di regolatore sembra essere passato al mercato che regola gli incontri e le divergenze tra gli individui.
Questo meccanismo da una parte permette di vivere i rapporti umani senza le sofferenze dovute a scontri diretti, dall’altra causa una freddezza dovuta alla convenzionalità delle relazioni, quindi la solitudine. Oggi il mercato, attraverso i nuovi media, vende rapporti sterili e virtuali: partecipiamo emotivamente a vicende pseudo-reali ed entriamo in “simpatia” con i loro protagonisti, senza renderci conto della superficialità delle situazioni e della distanza che ci separa.
Per recuperare autentici rapporti umani, Bruni propone di andare oltre le logiche strettamente economiche del mercato per recuperare il valore della gratuità come apertura sincera, senza la strumentalizzazione dell’altro.

Carlotta Mariani – Francesca Lorefice

Conferenze - 10/11/2007

RUI: Corrado Passera inaugura l’anno accademico

L'amministratore delegato di Intesa-San Paolo ha tenuto la Lectio Magistralis per l'inaugurazione dell'anno accademico, svoltasi sabato 10 novembre nell'Aula Magna della RUI.
La quasi cinquantennale Residenza Universitaria Internazionale riconferma anche quest'anno la volontà di fornire ai giovani studenti che ospita una possibilità di confronto con importanti esponenti della politica, delle istituzioni, dello spettacolo e del mondo culturale e accademico.
È stato Corrado Passera, manager e ora amministratore delegato di Intesa-SanPaolo, il più importante gruppo bancario italiano, ad affrontare per i giovani universitari presenti in platea e, tra gli ospiti, l'ex ministro delle Telecomunicazioni Gasparri e l'ex direttore della Rai Bernabei, il problema del passaggio “dalla vita accademica al mondo del lavoro” nell'economia globalizzata.
L'intervento del banchiere italiano, seguito all'introduzione del direttore della Rui Paolo Arrigoni e alle riflessioni del Presidente della Fondazione Rui Cristiano Ciappei, ordinario di Economia delle imprese presso l'Università di Firenze, ha illustrato i maggiori pericoli e le possibilità allargate del mercato del lavoro in un mondo sempre più globale.
Passera ha spiegato come l'ampliamento dell'offerta di lavoro (e la concorrenza di nuovi e agguerriti paesi quali Cina e India), renda sempre più dura la selezione operata dalle imprese e come la ricerca di un posto di lavoro possa rivelarsi una vera e propria battaglia per chi non si forma in università di chiara fama o non possieda comunque una eccellente preparazione.
Ha mostrato come il globalizzarsi della domanda di lavoro abbia creato opportunità un tempo impensabili e reso necessarie figure professionali con le competenze più varie, generando così innovativi scenari di esperienza come le organizzazioni internazionali o le organizzazioni non governative.
Passera ha comunque chiarito come la perfetta padronanza della propria disciplina non sia che la condizione base per potersi affacciare sul mercato del lavoro, e che non possa dare frutto senza essere rafforzata da una eccellente conoscenza della lingua inglese e soprattutto da una abitudine a discutere la realtà e ad innovare, abilità da costruire e da rafforzare a partire proprio dall'impegno universitario.
Ha fatto poi presente, rivolgendosi agli studenti di facoltà tra loro molto dissimili, che una carriera manageriale o nel mondo delle banche non è alla portata di soli economisti perché sempre più grande si sta facendo la richiesta di figure professionali diverse, quali matematici, ingegneri, esperti di geopolitica e di intercultura.
Non sono mancate le domande degli studenti, che hanno permesso al relatore di affrontare altre questioni come il problema della qualità e della trasparenza nella formazione universitaria (spesso mortificata da una mancanza di politiche meritocratiche e di concorrenza tra gli atenei, i cui standard non cristallini rendono difficile la scelta da parte degli stessi studenti come anche delle imprese che devono assumerne i laureati), la questione sempre aperta del rapporto tra politica ed economia (che devono rispettarsi rimanendo nell'ambito delle loro diverse competenze), il problema del blocco decisionale presente in tutti gli ambiti e a tutti i livelli delle istituzioni italiane.
Passera ha infine avuto modo di sottolineare come l'esperienza formativa e la dimensione umana di un Collegio universitario possano fornire (e debbano sforzarsi di farlo sempre in modo crescente) un valore aggiunto alle semplice eccellenza universitaria, che non si rivela più sufficiente in scenari dove la flessibilità e la capacità di lavorare in team assumono un peso sempre maggiore, costringendo con ciò a rivalutare i paradigmi più umani e relazionali di managerialità e penalizzando sempre più modelli troppo individualistici o gerarchici di studio e di lavoro.

Federico Reho

Conferenze - 16/10/2007

Porta Nevia: selezione naturale e disegno intelligente

Sin da quando l’uomo ha fatto il suo ingresso nel processo temporale degli eventi, il suo più intimo desiderio è stato quello di trovare risposta a queste domande: «Chi sono? Da dove vengo? Da dove proviene ciò che mi circonda?». A partire da questi interrogativi, nacque una profonda riflessione filosofica, metafisica ed antropologica, che di epoca in epoca ha plasmato il pensiero, la cultura, la ricerca scientifica e le credenze religiose dell’intera umanità e che ancor oggi risulta un tema di estrema attualità e di comune interesse.
Dopo vari tentativi di dare una risposta al desiderio di conoscere l’origine del mondo e dell’uomo, e che ebbero nell’800 i loro più grandi esponenti, intorno alla metà del secolo comincia a delinearsi una teoria evoluzionistica più attenta a cogliere l’interazione tra le varie forme di vita, il significato dei processi morfologici, per superare il riduttivismo di una visione per cui ogni spiegazione era delegata alle sole mutazioni genetiche. Questo fu reso possibile attraverso uno studio più unitario degli esseri viventi che ha registrato notevoli progressi, grazie anche alle indagini sulla struttura cellulare, alla costituzione della fisiologia come disciplina sperimentale e alle ricerche compiute in embriologia e morfogenetica. Si comprende pertanto perché è proprio sull’evoluzionismo che si sono concentrate una delle ricerche e delle più appassionate discussioni e dispute dell’epoca contemporanea.
Al fine di un’esaustiva chiarificazione di questi concetti, si è tenuto, presso il Collegio Universitario Porta Nevia, un incontro con la biologa Marta Bertolaso, che ha proposto la relazione dal titolo "Evoluzione e disegno intelligente". Partendo da un’attenta ed accurata analisi storica delle teorie evoluzionistiche, è arrivata a definire il Disegno intelligente come la posizione di coloro che ammettono – anche sulla base di dati matematici – che la complessità del creato implica un pensiero che, oltre a creare, dirige il processo evolutivo. Il Disegno intelligente lascia pertanto aperto e presenta come estremamente plausibile il fondamentale ruolo di Dio, non solo onnisciente creatore al di fuori del materiale immanentismo terrestre, ma soprattutto attivo macchinista, supervisore sempre presente del complesso processo evoluzionistico delle strutture fondamentali della vita e della natura. Alla teoria di Darwin si riconosce – ha spiegato la Bertolaso – il merito di aver introdotto una prima spiegazione causale ai fenomeni evolutivi. Essa dimostra come la straordinaria molteplicità di tipi in cui una specie si ramifica e la diversificazione degli esseri e degli individui aumenta le possibilità di sopravvivenza, in quanto consente alla specie di avvalersi delle “piccole variazioni” che la avvantaggiano rispetto ad altre, quando si trasmettono per via ereditaria su scala allargata. Nonostante però il coerente meccanismo spiegato da Darwin nello scritto "L’origine della specie", egli stesso afferma: «La vostra immaginazione deve completare lacune molto ampie». Con questo Darwin non chiede di fare appello ad una viva fantasia, bensì di prendere coscienza che la teoria evoluzionistica non spiega tutto; è infatti solo parzialmente comprovata, in quanto numerosissimi sono gli anelli mancanti delle catene evolutive descritte da Darwin stesso.
Sono queste incongruenze e apparenti contraddizioni che chiedono alla scienza di riconoscere i suoi limiti e di rimanere aperta al ruolo di Dio nell’orientamento delle dinamiche coinvolte nei micromeccanismi molecolari o nella ricombinazione genica, responsabili in buona parte della diversificazione degli organismi viventi, e nei delicati equilibri tra caso e determinazione della materia, sulle cui caratteristiche l’uomo è giunto ad un elevatissimo grado di conoscenza scientifico-tecnica.
«Ma come possono convivere il caso e Dio?» Marta Bertolaso ha risposto al quesito posto da una delle residenti spiegando che il progetto divino, per quanto difficile da cogliere nella sua totalità per l’umana comprensione, non è incompatibile con eventi casuali, propri della contingenza materiale, su cui Dio in qualche modo conta. Progetto e novità descrivono infatti la complessità e semplicità allo stesso tempo di un organismo vivente. «Ciò che dà ragione di un organismo e delle sue caratteristiche è la natura stessa che lo definisce» ha concluso la biologa, sottolineando la già aprioristicamente delineata identità degli esseri viventi.

Carmen Barbato - Nicoletta Della Vecchia

 
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