Conferenze
I Collegi ospitano durante tutto l’arco dell’anno personaggi di rilievo del mondo accademico, delle imprese e della società civile per conferenze e testimonianze su temi d’attualità.
Sono momenti unici di confronto con personalità che stanno scrivendo la storia: spunti privilegiati per comprendere il contesto e impostare una strategia formativa per i protagonisti di domani.
Particolare rilievo hanno le inaugurazioni dell’anno accademico, aperte al pubblico: un momento di confronto con le istituzioni e il mondo della cultura. Tra i nostri ospiti Enzo Arbore, Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Ferrara, Indro Montanelli, Mario Monti, Corrado Passera, Karol Wojtyla.
Alberto Quadrio Curzio, Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha inaugurato martedì 20 gennaio l'anno accademico 2008/2009 del Collegio Pontenavi di Verona. Nella rinnovata Aula Magna del Collegio, si è tenuta la prolusione sul tema: "Riflessioni sulla crisi economico - finanziaria del 2008".
La conferenza è stata preceduta da una breve relazione del dott. Filippo Forlani, direttore del collegio, e da un saluto del prof. Cristiano Ciappei, presidente della Fondazione Rui.
Nel suo intevento, il prof. Quadrio Curzio ha brevemente tracciato la storia della crisi individuandone le cause nell'eccessiva enfasi rivolta alla capacità del mercato di regolarsi, negli squilibri della finanza Usa, nelle differenze del rapporto risparmio/PIL tra le famiglie europee e quelle statunitensi fino all'aumento dei tassi di interesse che negli Stati Uniti sono saliti maggiormente rispetto alla UE.
RUI: l'ammiraglio Di Paola a colloquio con gli studenti
Il neoeletto presidente del consiglio direttivo della Nato, alla vigilia del passaggio di consegne col suo predecessore, viene ospitato nel salotto della storica residenza RUI. Si è trattato di un incontro che si aggiunge ai già numerosi del presente anno accademico e che concorre, con le altre esperienze di formazione offerte agli studenti, a costituire il vero valore aggiunto dell'esperienza residenziale; una rassegna a volo d'uccello di diverse tematiche afferenti alla sfera professionale e all'esperienza umana dell'ammiraglio Di Paola, strutturata, come di consueto accade negli incontri del ciclo “My Life”, in un presentazione personale dell'ospite e in una serie di domande poste dagli studenti. Lontano dallo stereotipo d'intransigenza spesso legato alla figura dei militari, l'ammiraglio, con alle spalle una carriera mirabile che lo ha portato prima ai vertici delle forze armate nazionali come Capo di Stato Maggiore della Difesa ed oggi ai vertici dell'Alleanza Atlantica, ha saputo costruire un clima di informale cordialità con i giovani presenti ed ha trasmesso l'immagine di una personalità vivace e stimolante. Uomo di grande sensibilità culturale, appassionato di arte e di storia dell'arte, non nasconde di aver imboccato la carriera militare più per la necessità di rendersi indipendente che per vocazione. Nondimeno afferma con forza il valore dell'impegno e della critica costruttiva in tutte le situazioni e per tutte le professioni, anche quelle non cercate; egli non strappa a questa sua convinzione neppure il mestiere delle armi, che non vede come pratica di conservazione ma come sforzo di innovazione animato dal desiderio di contribuire con impegno, oltre che al proprio legittimo appagamento, al benessere dell'intera collettività. La professione militare, e in particolare la lunga esperienza in marina, hanno ingenerato nell'ammiraglio Di Paola un senso fortissimo della dipendenza reciproca degli uomini. Su un sommergibile, racconta il militare che ne ha fatto lunga esperienza, “il comandante è come un dio”, eppure la sua sopravvivenza può dipendere anche dalla diligenza dell'ultimo mozzo perché dipende sempre dalla compiutezza del concerto che egli sa ingenerare con tutti i membri dell'equipaggio. Di Paola è certo di poter portare i contenuti della sua lunga esperienza professionale nel nuovo incarico ai vertici della Nato, una organizzazione che si avvia a rinnovarsi, in conformità ad esigenze strategiche mutate dall'epoca della sua costituzione, ma che gli pare conservi intatta la forza dei valori liberaldemocratici che l'anno segnata fin dalle origini. Dopo la caduta del muro, l'Alleanza Atlantica è uno strumento di stabilità internazionale che guarda al di là dei confini fisici con un respiro sempre più inclusivo e che non ignora le ragioni della lotta al terrorismo. Nel vertice atlantico di Bucarest, nella inclusione di sempre più numerosi paesi dell'ex blocco sovietico, nella nuova vocazione atlantica della politica estera francese, Di Paola scorge il segno di una nuova cooperazione euro-americana (e perciò stesso di una nuova Nato), e tende a ridimensionare la portata reale delle attuali tensioni russo-americane. L'ammiraglio ha discusso poi, rispondendo alle domande degli studenti, dell'eliminazione della leva militare nel nostro paese. Egli ritiene che la leva avesse un senso nel tempo delle mobilitazioni generali e delle guerre totali, e che abbia svolto una importante funzione inclusiva. Tuttavia, con l'emergere di una nuova società e di nuovi elementi inclusivi come istruzione e televisione, essa ha suscitato l'avversione di gran parte dell'opinione pubblica e la sua abolizione è stata perciò, in questo senso, inevitabile, tanto più che sempre più elevata si fa, negli eserciti moderni, una domanda di professionalità e di competenza che un esercito di leva non può certo assicurare.Di Paola ha illustrato lo straordinario impegno anche civile dei militari nei compiti più svariati, dalla fornitura dei quadri alla protezione civile in casi di calamità d'ogni sorta allo smaltimento, in queste settimane, dei rifiuti campani; parla di Afghanistan dove, pur restando fondamentali le spinte civili, politiche e giuridiche, quella della sicurezza militare (e quindi di un impegno internazionale che la mantenga), resta la conditio sine qua non di ogni possibile ripresa, in primis economica. Infine l'Ammiraglio Di Paola, il quale, come spesso accade ai militari, ama a tal punto il suo Paese da riuscire a stigmatizzare con lucidità le catene che lo avvincono, incita le nuove generazioni a sollevare il capo e a far udire la propria voce per abbattere il provincialismo che, come un giogo insopportabile, tiene avvinta l'Italia ad una politica estera e di intelligence di bassissimo profilo, ne riduce le possibilità europee, le frutta la diffidenza di tutto il mondo occidentale, oltre ad essere la radice della rovina e del blocco politico e civile in cui si trova invischiata appunto.
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